Dal libro “SOVERATO tra mare e terra”

Archeologia e Paesaggi

a cura di Angela Maida, Manuela Alessia Pisano, Raffaele Riverso

Com’era Soverato prima di oggi? Qual era il suo nome? Quali le sue origini? Quali i luoghi abitati e frequentati nell’antichità? Solo alcune di queste domande hanno finora trovato risposta. Poiché in realtà poco è stato aggiunto alle promettenti scoperte del primo Novecento: l’assenza di indagini archeologiche sistematiche ed esaustive ha lasciato dei vuoti incolmabili; ciò che è risaputo è solo frutto di sporadiche ricerche o di scoperte occasionali.

In realtà, i primi decenni del secolo scorso avevano lasciato intravedere uno scenario archeologico particolarmente interessante, ma le preziose informazioni di quegli anni, «prigioniere»dei singoli uffici, sono cadute nell’oblio giungendo alla comunità solo in forma frammentaria e confusa, senza pertanto riuscire a fornire una visione unitaria della realtà locale e, ancor meno,inserirla nel contesto storico regionale. Alla nostra analisi, tali circostanze hanno determinato un quadro riduttivo e frammentario con conseguente «sfilacciamento» delle informazioni e l’interruzione progressiva dell’interesse da parte degli Enti a proseguire la ricerca con continuità nel tempo.

Abbiamo dunque provato a mettere insieme le singole tessere dei dati raccolti e ricollocarle nel contesto soveratese: le fonti storiche, le ricerche archivistiche, la documentazione storico-fotografica e le nostre ricognizioni sul territorio sono confluite in un unico lavoro analitico che apporta oggi nuovi tasselli conoscitivi alla storia locale. Tali informazioni propongono nuovi spunti alla ricostruzione del paesaggio antico ma si offrono, al contempo, agli Enti competenti

per coadiuvare l’azione di conoscenza e tutela. 

Infatti, il processo trasformativo del territorio è stato, e continua ad essere, così rapido e irreversibileda sconvolgere gli equilibri paesaggistici e l’identità storica dei luoghi. Ciò rende necessariaed urgente la piena consapevolezza del Patrimonio Culturale e Ambientale e la conservazionedelle peculiarità distintive del Paesaggio. Esso costituisce per Soverato una indiscussa risorsaturistica ma soprattutto rappresenta la nostra storia poiché tutte le genti che hanno attraversato evissuto questi luoghi, tra il mare e la terra, vivono ancora in noi con le loro culture, le loro lingue,le loro abitudini e le loro attitudini e dunque, in ogni epoca hanno lasciato i propri segni in noie nei luoghi in cui viviamo.

Il nostro obiettivo è stato cercare quelle tracce e con esse conoscere ciò che ha visto il susseguirsi di generazioni, dall’antichità fino a pochi decenni or sono. È stata una sfida agli stereotipi dellastoria di Soverato ma anche del suo comprensorio; è stata la nostra occasione per riappropriarcidella bellezza di luoghi insoliti e nascosti, per imparare a osservare la varietà e i contrasti deinostri paesaggi cercando di leggere nei luoghi attuali gli ormai deboli segni del nostro passato.

Grazie ai tanti amici che ancora conservano la memoria storica dei nostri luoghi, abbiamo riscopertovecchie fontane, sorgenti, viottoli, uliveti, agrumeti, querceti e sugherete secolari, testimonidella quotidianità dei nostri antenati, sfuggiti – almeno finora – alla cementificazione.

Le tracce archeologiche riscontrate sul terreno e confluite in apposite schede, frequentementehanno trovato riscontro nella ricerca archivistica e bibliografica nel cui ambito rientra l’acquisizionedel carteggio conservato nell’Archivio Storico della Soprintendenza Archeologica diReggio Calabria. Quest’ultimo costituisce, infatti, il fondamentale supporto conoscitivo delle potenzialitàarcheologiche del territorio di Soverato, ampiamente descritte nei primi decenni delNovecento e che abbiamo tentato di approfondire e comprovare con ulteriori ricerche.

Inoltre, l’elaborazione delle varie tavole tematiche si propone di restituire graficamente una partedell’ampio mosaico della viabilità soveratese, prima degli sconvolgimenti dell’ultimo secolo, edi rendere agevolmente comprensibile ciò che alcuni documenti descrivono con la sola scrittura.

Infine, la ricerca finora esposta è confluita nella Carta Archeologica e dei Beni Culturali, strumentoutile alla Soprintendenza Archeologica e all’Amministrazione Comunale per una crescita consapevolenel rispetto della storia, dell’archeologia e dell’ambiente e per evitare il reiterarsi degliscempi fino a oggi compiuti e dalla «gestione inconsapevole» del territorio che, a fronte dellenormative che hanno indirizzato metodi e interventi corretti e rigorosi, ha attuato o consentitoquesto processo degenerativo in luogo di soluzioni che potessero garantire l’integrità dei nostricaratteri identitari, cancellando la memoria di ciò che eravamo ma anche ciò che siamo e chepotremmo essere, negando alle generazioni future ciò che loro spetta di diritto.

 

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