SOVERATO: il mistero dei nuovi rinvenimenti archeologici

I primi studiosi a occuparsi di Soverato furono: Vincenzo Sangiuliano, Don G. Gnolfo e Domenico Caminiti; gli studi più recenti sono stati curati da Ulderico Nisticò, Tonino Fiorita e gli archeologi Alfredo Ruga, Chiara Raimondo e Francesco Cuteri.

Nel 1997, durante la realizzazione di una strada di piano, nei pressi dell’ospedale, affiorò un consistente quantitativo di materiale archeologico; allertata la Soprintendenza Archeologia della Calabria, furono condotte, dall’archeologo Alfredo Ruga, inviato dal Dr. R. Spadea, responsabile di zona, le indagini di superficie e un saggio di scavo.

Tali accertamenti, portarono a  conclusioni sorprendenti: era stata  accertata, nell’area indagata, la presenza di almeno quattro fattorie ellenistiche.

Il materiale raccolto giace tuttora presso il deposito del parco Scolacium mentre l’inesistenza di vincoli ha permesso l’edificazione dell’area limitrofa senza ulteriori indagini. 

Gennaio 2008, venne rinvenuto, in prossimità del fiume”Ancinale”, un consistente deposito di terra di riporto, ricco di materiale archeologico  e proveniente da Soverato Superiore, verosimilmente dall’area di cui parlano gli storici locali; si trattava di materiale prevalentemente di età romana, con sporadici esempi di ceramica greca ed anche protostorica.

Forse è arrivato il momento di ricomporre questo mosaico: Sangiuliano, Don Gnolfo, Caminiti, Ruga e gli ultimi rinvenimenti; i materiali testimoniano l’estensione dell’insediamento.

Adesso è necessaria una svolta; si tratta di tutelare il nostro patrimonio storico e archeologico ed è certamente un compito difficile quello di saper trovare la giusta soluzione per la crescita della città attuale nel rispetto delle testimonianze antiche.

Non è azzardato ipotizzare che  buona parte del nostro patrimonio archeologico sia già andato irrimediabilmente perduto ma la legge ci fornisce validi strumenti per evitarne l’ulteriore dispersione e anche per fare in modo che la storia di Soverato non rimanga soltanto ipotesi o congettura.

Gli ultimi eventi evidenziano la necessità e l’ urgenza di predisporre  una “carta archeologica” del territorio di Soverato,  da inserire nel Piano regolatore. 

E’, a nostro avviso, responsabilità dello Stato e più esattamente degli organi preposti alla tutela, quella di individuare e preservare le aree archeologiche a rischio e non competenza delle imprese edili che, pur operando nel rispetto delle regole, rischiano inevitabilmente di arrecare danni al patrimonio storico, a volte, senza neanche esserne consapevoli.

Il territorio costituisce un’eredità di storia e di civiltà e non soltanto il cemento rappresenta una risorsa sulla quale investire, ma anche il  turismo culturale.

La tutela di tali risorse deve continuare a essere un obiettivo primario non solo della città e dei suoi cittadini ma anche e soprattutto degli organi preposti alla tutela. 

Facciamo appello alla Soprintendenza Archeologia della Calabria e all’amministrazione comunale di Soverato, affinchè si affronti al più presto questo gravoso problema e si arrivi alla corretta soluzione.

Chiediamo che “LO STATO” imponga le giuste regole prima, invece di arrivare … dopo… soltanto per constatare amaramente i danni… 

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