Torre Ancinale

INTRODUZIONE

Sin dall'antichità i litorali marittimi della nostra Penisola hanno ospitato torri costiere con funzioni di avvistamento e difesa contro la pirateria. Già Plutarco scriveva di “speculae munitae pharique”, torri di osservazione fortificate, utilizzate dai Romani per contrastare tale fenomeno.

Tuttavia, occorrerà attendere i secoli X‐XI per averne una connotazione più specificamente “anti‐Saracena”. In quest’epoca, infatti, si attesta l’edificazione di una grande quantità e varietà di torri di vedetta a difesa dei porti e delle principali città dell’Italia meridionale.

Furono gli Svevi e, successivamente, gli Angioini ad escogitare un sistema permanente e completo di difesa e segnalazione ‐ mediante il fumo ed i fuochi dall'alto ‐ con torri collocate in cima a promontori, che fossero reciprocamente visibili una con l’altra a gruppi di tre. Tale sistema, realizzato solo in parte a causa dei continui cambiamenti politici, passò presto sotto il controllo di feudatari e famiglie nobiliari locali che, intendendo in questo modo proteggere principalmente i propri possedimenti, finirono col minare definitivamente l’incolumità di intere popolazioni costiere. La tipologia architettonica delle torri medievali è tuttora visibile nella maggior parte di quelle giunte fino a noi: un corpo cilindrico, poggiato su una base tronco‐conica, con cornice di demarcazione e coronamento merlato (Fig. 1).

Negli anni che seguirono il regno di Carlo I, il sistema difensivo costiero decadde progressivamente, finché, nella prima metà del XVI secolo, non si rese necessaria una riorganizzazione delle torri su tutte le coste dell’antico Regno di Napoli (Tav. 1).

Questo processo di rafforzamento ‐ che passò per un profondo rinnovo dell’architettura fortificata, ricorrendo sempre più spesso alla tipologia dei bastioni quadrangolari – condusse alla creazione di torri e case‐torri in grado di rispondere in modo più efficiente alle nuove esigenze di protezione del viceregno contro le incursioni Turche. La tipologia architettonica prescelta si tradusse, quindi, in un semplice schema a parallelepipedo su base troncopiramidale, con coronamento liscio e caditoie (Fig. 2).

La forma stessa delle nuovi torri derivava dalla funzione cui esse erano adibite, ossia, avvistamento e prima difesa, senza più possibilità di resistere a lunghi periodi d’assedio. Spesso, le torri edificate a diretto contatto con la marina erano accoppiate a torrette di guardia poste più in alto, col compito esclusivo di segnalare il pericolo ai paesi situati oltre i monti dell’entroterra. Nel caso specifico della difesa costiera calabrese, infatti, le ricerche effettuate nel corso degli anni hanno spesso sottolineato come le singole  vicissitudini delle torri siano state quasi sempre anteriori agli interventi vicereali e come, per evidenti ragioni di orografia regionale, la protezione non si limitasse genericamente alle marine, ma fosse scaglionata in profondità sul territorio.

La Torre Ravaschiera sembra collocarsi proprio in questa seconda tipologia di edifici a base quadrata, con legame diretto agli abitati pedemontani.

 torre esterno.jpgga30.jpg Torre di Satriano tav.cod. Carratelli.jpgdettaglio.jpgfacciata lato nord.jpglato est.jpgopificio attiguo.jpgrampa di accesso.jpgresti del frantoio opificio attiguo.jpgvolte opificio attiguo.jpg

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